Ciao a tutti! Siamo la squadriglia Antilopi del Gruppo scout del Molfetta 2 e oggi vi parleremo di uno dei posti da noi visitati:
Canosa Sotterranea
Le cave di Canosa Sotterranea risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma presentano una struttura articolata in due sezioni più antiche: una parte risale a circa 300 anni fa, mentre un’altra è databile a circa 500 anni fa. L’intero percorso si estende per circa 2000 metri quadrati e comprende camminamenti riportati alla luce nel tempo, con ulteriori gallerie che si sviluppano oltre le aree attualmente accessibili.
All’ingresso della cava è visibile un lucernario, che in passato svolgeva una funzione fondamentale: oltre a rappresentare l’accesso principale, permetteva il cambio d’aria all’interno dell’ambiente sotterraneo e veniva utilizzato per l’estrazione del tufo (calcarenite). Proprio durante la Seconda Guerra Mondiale, il tufo di Canosa veniva trasportato in tutta la Puglia, in particolare verso città duramente colpite dai bombardamenti come Foggia, per contribuire alla ricostruzione.

La grotta inoltre è tutt’oggi utilizzata come posto di fermentazione per il vino, infatti al suo interno possiamo ritrovare alcune bottiglie e damigiane. Il posto offre anche l’ esperienza, soprattutto ai più piccoli, di poter creare da sé il proprio vino con un processo che dura mesi, anche i profumando il composto di aromi ed erbe particolari.


L’attività estrattiva era interamente manuale: i blocchi di tufo venivano ricavati con strumenti semplici come il piccone. Solo successivamente, con l’introduzione dei dischi da taglio, si passò alle cave a cielo aperto, ritenute più pratiche ed efficienti rispetto agli scavi sotterranei.
Per facilitare il trasporto del materiale, veniva utilizzato uno strumento chiamato “carrucola”, posizionato sul lucernario, che permetteva di sollevare il tufo fino alla superficie. Una volta estratti, i blocchi non erano ancora pronti all’uso: venivano rifiniti da artigiani specializzati che, con una piccola ascia, li levigavano e li preparavano per la spedizione.



All’interno della cava si trova anche una bomba inesplosa risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Realizzata in acciaio, un materiale molto raro all’epoca, fu successivamente svuotata, ripulita e riutilizzata come contenitore per l’acqua, trasformandosi in una tanica.
In origine, la cava aveva dimensioni molto più ridotte rispetto a quelle attuali. Proprio per questo motivo, era diffuso anche lo sfruttamento minorile: i cunicoli stretti e bassi rendevano più facile l’impiego dei bambini nei lavori di estrazione.



Tra gli elementi più curiosi del percorso vi è un’apertura nel muro chiamata “il salto dell’amore”. Secondo la tradizione, in passato esistevano due cave separate; durante i lavori, gli operai (i cosiddetti capi carovana) scavarono fino a far cedere la parete divisoria, mettendo così in comunicazione i due ambienti.


Un’altra stanza della cava raccoglieva tutto il materiale di scarto derivante dalla lavorazione del tufo. Anche questa stanza, profonda 20 metri, è stata scavata completamente a mano, come possiamo notare dal motivo delle pareti. Tuttavia, salendo le macerie, ritrovarono una piccola stanza ornata da due colonne; si ritiene che questo spazio fosse utilizzato anche come “ufficio” dal capo carovana, che da lì coordinava e monitorava le attività di estrazione.
Il sito è arricchito da numerose opere artistiche realizzate nel tempo dall’anziano proprietario. Tra queste spiccano bassorilievi scolpiti direttamente nel tufo, frutto di un processo creativo che partiva da immagini o libri di riferimento: l’artista tracciava il disegno con il carboncino sulla pietra e successivamente lo scolpiva, facendo emergere le forme dalla materia. Questa tecnica la possiamo ritrovare in una sala dove, ancora col carbone, è raffigurata la figura di un papa e nella parete adiacente quella, completata, del santo di Canosa, San Sabino. Il papa è rimasto incompleto perchè, quando l’artista stava realizzando l’opera, i visitatori davano la propria interpretazione su quale pontefice fosse raffigurato; perciò l’artista voleva dare libera interpretazione all’opera secondo il pontefice che coloro ritenevano più vicino.



Nel sotterraneo sono anche presenti sculture e raffigurazioni ideate e realizzate con conoscenze estere del familiare scultore, ad esempio conoscenze spagnole.

Particolarmente suggestiva è una stanza dedicata a una cara amica di un familiare, rappresentata a sua volta su una delle pareti, in occasione del suo addio al nubilato. L’ambiente è impreziosito da sculture e da originali composizioni artistiche.
I quadri presenti in questa stanza sono realizzati attraverso colate di cemento sulle quali sono stati applicati frammenti di ceramica recuperati nei pressi della casa di famiglia. Alcuni elementi richiamano anche strutture artigianali e riproduzioni realizzate con la collaborazione di maestri del settore, contribuendo a creare un insieme decorativo unico.






Nella parte risalente a 500 anni fa possiamo subito notare il contrasto con quella più recente poichè le pareti, infatti, sono divise a metà da una linea, dalla quale, verso il pavimento, il muro è scuro a causa di un’ inondazione provocata dalle forti piogge, lasciando questo segno indelebile.
