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Ciao a tutti! Siamo la squadriglia Antilopi del Gruppo scout del Molfetta 2 e oggi vi parleremo di uno dei posti da noi visitati: 

Grotte del Trullo

La Grotta del Trullo, situata a Putignano, si estende per circa 3.000 metri complessivi e la sua scoperta avvenne per caso nel 1931. In quel periodo erano in corso degli scavi per la costruzione della fognatura del paese quando, improvvisamente, si aprì una voragine nel terreno e un martello cadde al suo interno. La voragine corrisponde attualmente al grande ingresso naturale da cui si accede al complesso. Successivamente furono realizzati i gradini necessari per costruire la scala a chiocciola che permette di scendere in sicurezza nella cavità. Ancora oggi, dal primo gradino, si ha l’impatto visivo con l’ampiezza e la bellezza della grotta. Dopo la scoperta, furono necessari quattro anni di lavori per realizzare tutte le infrastrutture indispensabili alla visita turistica: la scala a chiocciola, i percorsi interni e il trullo monumentale costruito in superficie, aggiunto in seguito per valorizzare l’accesso e renderlo più riconoscibile al pubblico. La grotta fu ufficialmente aperta nel 1935. Si tratta di una data particolarmente significativa, infatti all’epoca in Italia esisteva una sola grotta turistica. Le Grotte del Trullo furono quindi la seconda grotta turistica del Paese e la prima in Puglia. Per sottolineare l’importanza dell’evento inaugurale, partecipò alla cerimonia anche il re d’Italia, Umberto II di Savoia. 

Le grotte si formano nel corso di milioni di anni attraverso un processo di trasformazione della roccia: l’acqua, infiltrandosi nel sottosuolo, scioglie lentamente i minerali presenti nella roccia calcarea e, goccia dopo goccia, contribuisce a creare enormi cavità sotterranee. Allo stesso modo si originano anche le strutture caratteristiche di queste: le stalattiti e le stalagmiti.

Le stalattiti si sviluppano dal soffitto verso il basso grazie allo stillicidio, cioè alla caduta continua delle gocce d’acqua. Quando una di queste rimane per un certo periodo sulla parete o sul soffitto, deposita una piccola quantità di minerali che, cristallizzandosi nel tempo, danno origine alla concrezione; così, deposito dopo deposito, crescono le stalattiti. Dalla stessa goccia che cade al suolo si forma invece la stalagmite, che cresce dal basso verso l’alto. Stalattiti e stalagmiti si trovano quasi sempre in corrispondenza tra loro e talvolta finiscono per incontrarsi, dando origine a vere e proprie colonne. Le più imponenti vengono da noi chiamate “pilastri”, perché danno l’impressione di sostenere l’intera grotta. Tra le formazioni più particolari troviamo le cosiddette “vele”, note anche come “fette di prosciutto”. Si tratta di stalattiti dalla forma piatta che, invece di svilupparsi verticalmente, seguono l’inclinazione della roccia, formando strutture che ricordano appunto delle vele. Quella più grande d’Europa si trova qui: è larga quasi tre metri, continua all’interno della parete e nel tempo si è leggermente rattrappita, poiché la ghiaia non è troppo pesante.

Una delle caratteristiche più sorprendenti di questa grotta è la sua posizione: in alcuni punti si trova a soli nove metri dalla superficie, un caso più unico che raro. Nella maggior parte delle grotte calcaree, infatti, le cavità si trovano a centinaia di metri di profondità; questo perché l’acqua, per poter formare stalattiti e stalagmiti, deve prima sciogliere i minerali attraversando diversi strati di roccia. Nelle cavità più superficiali di solito esiste lo spazio vuoto, ma non si trovano concrezioni così sviluppate. Qui invece la roccia calcarea è ricchissima di formazioni, e non è ancora del tutto chiaro come l’acqua sia riuscita ad attraversare strati di roccia così sottili, in alcuni punti poco più di un metro, sciogliendo una quantità così elevata di minerali da creare tutte queste concrezioni. Guardando verso l’alto si possono persino osservare due ciuffi neri: sono le radici della palma situata all’ingresso della grotta, visibile in superficie.

Un’altra caratteristica distintiva è il colore delle concrezioni, che tende al rosso. Questa tonalità è dovuta alla presenza di minerali come l’ossido di ferro e la bauxite, molto diffusi nel territorio della Puglia, i quali si cristallizzano sui carbonati di calcio. Essendo la grotta molto vicina alla superficie, l’acqua non ha sempre il tempo di filtrare completamente. Tuttavia, trattandosi di una grotta a sviluppo verticale, che scende fino a 20 metri di profondità si osserva un progressivo cambiamento di colore: le concrezioni diventano sempre più bianche, poiché l’acqua, filtrando più a lungo, si libera dei minerali più pesanti.  Dal punto di vista mineralogico, le concrezioni possono apparire brillanti, quasi preziose, come se fossero strass o smeraldi, ma in realtà si tratta di cristalli di carbonato di calcio. Questo composto, proprio come il comune sale da cucina, presenta a livello microscopico una struttura cristallina che riflette la luce, motivo per cui le superfici appaiono scintillanti. In alcune stanze si possono osservare stalattiti spezzate che riflettono intensamente la luce: spesso vengono scambiate per quarzo, ma si tratta sempre di carbonato di calcio.

In uno dei punti più alti della grotta si trova l’area in cui, durante le piogge, si registra il maggior stillicidio. Qui sono presenti le stalattiti più piccole dell’intera grotta, lunghe solo pochi centimetri, questo indica che si sono formate in tempi relativamente recenti: si stima che circa 1 centimetro di crescita sia equivalente a circa 100 anni. In questa zona sono state individuate diverse “sculture naturali”, quali la cosiddetta “colonna dell’angelo”, che presenta un capitello naturale e piccole sporgenze che ricordano il profilo di un angelo, e una formazione che richiama la testa di un elefante sulla parete retrostante. Con un po’ di fantasia, molti visitatori riconoscono altre immagini: in un punto particolarmente osservato, alcuni vedono il volto di Homer Simpson o del Grinch.

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Nel punto più profondo della grotta, a 20 metri di profondità, le pareti sono ricoperte da un materiale chiamato “popcorn”: si tratta di cristalli di aragonite. Dal punto di vista chimico, l’aragonite è composta anch’essa da carbonato di calcio, come stalattiti e stalagmiti, ma si forma in condizioni chimiche differenti che le conferiscono questa particolare morfologia. In origine queste strutture si presentano come soffici batuffoli di cristalli, ma poi, con il tempo, essendo fragili, si arrotondano e assumono l’aspetto simile a popcorn. In quel luogo il colore delle concrezioni è sensibilmente più bianco, perché l’acqua, filtrando attraverso uno spessore maggiore di roccia, si è liberata dei minerali pesanti come l’ossido di ferro e la bauxite, risultando così composta quasi esclusiva mente da carbonato di calcio puro. Tuttavia, il colore non dipende solo dalla profondità, ma anche dalla posizione specifica all’interno della grotta; un esempio è l’ultima sala, chiamata “Grotta Dorata”: pur trovandosi allo stesso livello, presenta una tonalità intermedia tra il bianco profondo e il rosso osservato all’ingresso. Questo insieme di caratteristiche rende questa grotta un ambiente straordinario e raro nel panorama delle cavità calcaree.

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